Archive for December, 2010

Auguri di buone feste a tutti voi…

Add comment December 25th, 2010

Un lustro speso bene

Un percorso di umanizzazione

La musica dal vivo, come anche le opere
d’arte presenti nel reparto di Radioterapia assieme
ad un grande acquario e ad una serie di
piccoli ma significativi accorgimenti, concorre
ad accordare i luoghi e le persone, rendendo
quanto più possibile “ospitale” l’ospedale,
minimizzando il salto tra la vita interna e
quella esterna alla struttura che di necessità i
malati, i loro familiari e gli operatori sanitari
debbono praticare.

Lo spazio condiviso

Un discorso, questo dell’umanizzazione,
che condiviso da Musikologiamo ha dato portato
a sviluppi ricchi e a implicazioni diverse.
In cinque anni, infatti, sono state numerose le
persone presenti, al di là della malattia, nella
struttura sanitaria. Così, grazie ai concerti,
questa è stata ricondotta al suo essere spazio
pubblico, luogo in cui ad accadere non sono
dolenti storie private, da nascondere e fuggire,
ma fatti propri alla condizione comune, in
nulla lontani dalla quotidianità. Senza perdere
la propria specificità infatti, il luogo di
cura si è dimostrato del tutto adatto ad essere
un ambiente per stare insieme agli amici, una
stanza per condividere il piacere della musica,
un salotto del tempo lieto.

I luoghi della musica

Quello di “Musica in Ospedale” è un progetto
nelle cui pieghe sono articolati anche
altri ragionamenti. Comprende ad esempio
un discorso sugli spazi per la musica e la
cultura musicale. La nostra città, fatta eccezione
di alcuni grandi eventi autoreferenziali
ed esclusivi, ne è cronicamente priva
ed anche al di là della musica, tolte le aree
immediatamente monetizzabili delle grandi
superfici commerciali e dei locali notturni,
ai cittadini mancano quasi del tutto autentici
luoghi dell’incontro e del fare comune. Per
il coro delle voci che contano, le risposte a
queste tematiche si trovano in grandi investimenti
e in improbabili riqualificazioni.
Si tratta di scelte rese impraticabili dalla
sfavorevole congiuntura economica, e che
comunque non hanno mai prodotto null’altro
che se stesse. Il laboratorio di “Musica
in Ospedale” invece, al fianco di poche altre
realtà, mostra nel suo piccolo una strada
diversa, basata sull’intreccio della buona
volontà con la capacità di usare in modo
creativo, ma non improprio, quanto si ha già
a disposizione. Un esperimento che si è tradotto
in una prassi quinquennale perché ha
saputo contare sulle proprie forze molto di
più di quanto abbia fatto sulla simpatia, pure
dichiarata, dei vari soggetti istituzionali, riuscendo
così a dare misura reale agli impegni
presi e da prendere, senza però mai chiudere
la porta alla partecipazione di quanti hanno
voluto dare un minimo aiuto.

La partecipazione

E quella della partecipazione è un’altra
chiave del ragionamento fatto a Radioterapia.
In questi anni, in campo musicale, ma
non solo, la città è stata progressivamente
indirizzata ad interessarsi solo ai grandi
nomi. Sono presenze il cui fuggevole passaggio
è spesso accompagnato da un tamburo
di propaganda che batte il ritmo della
sudditanza culturale; eventi che nei termini
in cui sono proposti denunciano una posizione
sorda, incapace di aperture e dialoghi, nel
cui recinto è più importante “esserci” che
ascoltare.
Intanto, negli stessi anni, nei seminterrati
del De’ Lellis, musicisti di valore, maestri
d’orchestra, scolaresche, jazzisti, teatranti,
bande, studenti di strumenti d’ogni genere,
esecutori di musica popolare e tradizionale,
cori amatoriali e professionali, hanno trovato
un pubblico attento. Alcune esibizioni
sono state di straordinario valore tecnico e
artistico; altre hanno testimoniato la passione
viva per la musica e la fatica dell’impegno
quotidiano che comporta; altre ancora
hanno sottolineato il divertimento e la gioia
che l’arte e la musica possono dare. Tutte
hanno trovato casa e hanno dimostrato il diritto
di ognuno ad ascoltare ed essere ascoltato,
senza sottotesti e pregiudizi di valore,
in incontri reali, e aperti che hanno saputo
via via tradursi in una ricchezza per tutti.

Per gentile concessione di FRONTIERA

Add comment December 23rd, 2010

Musica in Ospedale 2005-2010 IL RECITAL

La festa sonora di sabato 11 ha confermato
in pieno la validità dell’intuizione
avuta dall’associazione Musikologiamo
e da Mario Santarelli, primario del reparto di
Radioterapia Oncologica dell’ospedale San
Camillo De’ Lellis e promotore di un articolato
percorso di umanizzazione della struttura, in cui
opera assieme ad una equipe qualificata e sensibile.
Il recital è stato accompagnato da una piccola
mostra fotografica che bene ha documentato lo
spirito della manifestazione, dai primi tentativi
ad oggi. Un percorso in cui il reparto ospedaliero
si è anche arricchito di strumenti come il
pianoforte digitale a mezza coda che, donato
alla radioterapia, oltre a servire per i concerti
è sempre a disposizione dei malati e del personale
ospedaliero. Presentato da Federico Bertoni,
e tenuto nella bella cornice della chiesa
di Santa Scolastica, l’evento ha conosciuto un
ampio successo di pubblico ed è stato articolato
nell’alternarsi sul palco di momenti musicali
e di passaggi in cui sono stati ringraziati, con
una targa ricordo, tutti i soggetti che in qualche
modo hanno contribuito o sono stati vicini alla
manifestazione dal 2005 ad oggi.
Un riconoscimento del valore di Musica in
Ospedale è stato dato in apertura di serata dal
diacono Nazzareno Iacopini che, da direttore
dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute,
ha portato il saluto del Vescovo e sottolineato
come la cura per i malati ed i sofferenti passi
anche da queste operazioni, finalizzate a ridurre
la distanza tra le case della malattia e della salute.
Non a caso infatti, la consulta diocesana della
Pastorale, della quale è membro anche Antonio
Sacco, presidente di Musikologiamo, intende
estedere l’esperimento anche ad altre realtà,
coniugandolo con la propria azione di sostegno
materiale e spirituale.
Momento importante della lunga serata è la
testimonianza di Fabrizio Rovesti, che ha ricordato
il fratello di Franco, musicista, reatino
d’adozione, da poco scomparso e ricordato dal
JazzID di quest’annno. La famiglia Rovesti ha
donato la ricca biblioteca del maestro al liceo
Varrone (per la parte storico-filosofico-letteraria)
e a Musica in Ospedale (per la parte musicale),
andando così ad arricchire l’offerta presente
a radioterapia.
Altro momento saliente il riconoscimento al
dott. Luciano Armaroli del suo ruolo di guida
nei progetti di umanizzazione dei reparti ospedalieri
grazie al suo lavoro presso il bunker
dell’unità di radioterapia dell’ospedale di Reggio
Emilia. Sgrunt, in particolare, ha sottoline-
Nazzareno Iacopini, direttore della Pastorale
della Salute della Diocesi di Rieti.
Da sinistra: Antonio Sacco, Fabrizio Rovesti,
Federico Bertoni e Mario Santarelli.
ato il contributo che l’arte e la cultura rivestono
nella situazione del malato quando vengono affiancate
alla moderna tecnologia medica.
Alla serata, inoltre, non è mancato il sorriso,
procurato, oltre che dalla bella atmosfera generale,
da un cammeo del GAD Sipario Aperto,
che si è prodotto in un frammento della commedia
vernacolare “Le Porarole”.
Gli applausi ad artisti e organizzatori non
sono mancati. Speriamo li incoraggino a proseguire
e ampliare il percorso din qui fatto.

Tra quanti negli anni sono stati presenti
a Musica in Ospedale si sono
esibiti: Sandro Sacco, flauto traverso;
Paolo Paciucci, chitarra classica; coro gospel
Anima e Coro diretto da Alessandro
Nisio; Coro Zenzerei, Emanuele Micacchi,
pianoforte; Perla Brown, voce; Luca
Di Benedetto, chitarra; Germano D’Ambrosio,
voce; Michele Ferrauto, Tenore;
Giulia Santarelli, chitarra classica; Eleonora
Podaliri, pianoforte; Federica Eleuteri,
pianoforte; Massimiliano Tozzi, attore;
Maria Rosaria De Rossi, Soprano; Chiara
Bianchetti, pianoforte; Tiziana Scopigno,
sassofono; Gloria Santarelli, violino; Ivana
Dominici, attrice; Giacomo Grillo, chitarra
classica.

Add comment December 23rd, 2010

Frontiera parla di JAZZID AREA FESTIVAL 2010

Venerdì 26 novembre il teatro parrocchiale di Regina Pacis ha ospitato
il primo appuntamento della manifestazione promossa dall’Associazione
Musikologiamo. Un pubblico scelto ha vissuto una serata piacevolmente
intima ascoltando le note del Musì Ensemble eseguite in ricordo del
Maestro Franco Rovesti.
Chi non ha potuto essere presente non avra però da lagnarsi, perché il
concerto è stato ripreso per essere trasmesso dall’emittente locale RTR
cercando di porre massima cura alla registrazione dell’audio.
Il Musì trio, composto da Sandro Sacco (flauto), Paolo Paniconi (piano),
Vincenzo Santangelo (violoncello), ha eseguito musica da camera e ha
tradotto a propria misura alcuni classici tratti dalle più amate colonne
sonore cinematografiche, da quelle dei film di Sergio Leone firmate da
Ennio Morricone, al più recente motivo de “La vita è bella”, scritta per
Roberto Benigni da Nicola Piovani. Non è mancato inoltre la proposta di
compositori di confine tra la classica e la musica popolare come è nel
caso di Astor Piazzolla, del quale è stato eseguito il celebre “Libertango”.
Quanto al tema della serata, è stata rinnovata la memoria del maestro
Franco Rovesti, musicista, didatta e intellettuale a tutto tondo, del
quale, recentemente, l’associazione Musikologiamo (per il progetto
“Musica in Ospedale”) e la Biblioteca del Liceo Classico Varrone, hanno
rispettivamente accolto le ricche biblioteche musicali (composta da
spartiti, anche rari e testi tecnici) ed extramusicali (Rovesti era
attento lettore di letteratura e filosofia) donate ai due soggetti
Il ricordo del maestro Rovesti è anche un lancio verso la riflessione
sul tema dell’arte e del ruolo dell’artista, del musicista, del
produttore dell’opera intellettuale, nel nostro tempo.
A tal proposito, il prossimo concerto del JazzID, previsto per sabato 4
dicembre, prevede un momento di dialogo con il pubblico sul tema
“Creative Commons come dono del discorso” in cui, oltre agli
organizzatori e al gruppo degli Oprachina, interverrà anche il nostro
giornale, e in cui si cercherà di mettere sul tavolo spunti adatti ad
indicare strade partecipative rispetto alla comunicazione, alla
promozione delle idee, alla circolazione di creatività e bellezza.
«La ricerca della partecipazione e della condivisione è da sempre al
centro dei progetti di Musikologiamo» ci ha detto il presidente
dell’associazione Antonio Sacco. «Affinché si possa affermare una vita
musicale sana e autentica – ha proseguito Sacco – più del clamore dei
grandi nomi e prima di allestire iniziative il cui successo è assicurato
dalla mole di mezzi che vi vengono investiti, è necessario ricostruire
una cultura musicale di base, sia in direzione del musicista che in
quella dell’ascoltatore. Entrambi dovrebbero poter partecipare di uno
spazio comune, più “democratico”, in cui al rapporto verticale tra la
star del momento sul palco e la folla adorante sotto, sia sostituita un
rapporto orizzontale di incontro e confronto. Le licenze Creative
Commons contengono questa possibilità e siamo ben lieti di ospitare gli
Oprachina, che se ne avvalgono, e di farci cassa di risonanza per il tema».
Dopo l’appuntamento del 4 dicembre c’è l’ultima data, quella dell’11, in
cui è previsto il recital dei cinque anni di “Musica in Ospedale”…
«Si tratta di un evento che va nella direzione di quanto dicevamo sopra,
riassumento una esperienza vissuta proprio sul piano della
partecipazione viva. I musicisti e gli artisti che si sono esibiti nel
reparto di Radioterapia Oncologica non sono sempre stati virtuosi
inarrivabili. Cori amatoriali, studenti alle prime armi, insegnanti di
musica, bravi dilettanti e maestri di strumento si sono intrecciati
senza soluzione di continuità davanti a malati, medici e infermieri
perché la musica, che oggi è sempre più veicolo di isolamento e
alienazione, torni ad essere linguaggio, comunicazione, relazione. Il
virtuosismo da questo punto di vista è un valore in più, è l’eccellenza
di una passione e di un mestiere che solo in quanto pienamente
relazionali hanno a che fare con l’umano».
Il festival quest’anno contiene la promessa di una memoria “solida”..
«È vero, ci stiamo impegnado per realizzare buone registrazioni degli
spettacoli dal vivo in modo da poter stampare e diffondere su CD i suoni
e le atmosfere dei concerti. Un modo per lasciare la traccia del nostro
lavoro e la testimonianza della possibilità di molte strade diverse per
concretizzare le idee e gli intenti che ci poniamo, senza dover piegare
i propri scopi ad altre logiche, risolvendo in una sana autarchia i
problemi pratici anche con l’aiuto degli amici che condividono
impostazioni e prospettive».

FONTE FRONTIERA DICEMBRE 2010 (DAVID FABRIZI)

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