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12 2010

Frontiera parla di JAZZID AREA FESTIVAL 2010

Venerdì 26 novembre il teatro parrocchiale di Regina Pacis ha ospitato
il primo appuntamento della manifestazione promossa dall’Associazione
Musikologiamo. Un pubblico scelto ha vissuto una serata piacevolmente
intima ascoltando le note del Musì Ensemble eseguite in ricordo del
Maestro Franco Rovesti.
Chi non ha potuto essere presente non avra però da lagnarsi, perché il
concerto è stato ripreso per essere trasmesso dall’emittente locale RTR
cercando di porre massima cura alla registrazione dell’audio.
Il Musì trio, composto da Sandro Sacco (flauto), Paolo Paniconi (piano),
Vincenzo Santangelo (violoncello), ha eseguito musica da camera e ha
tradotto a propria misura alcuni classici tratti dalle più amate colonne
sonore cinematografiche, da quelle dei film di Sergio Leone firmate da
Ennio Morricone, al più recente motivo de “La vita è bella”, scritta per
Roberto Benigni da Nicola Piovani. Non è mancato inoltre la proposta di
compositori di confine tra la classica e la musica popolare come è nel
caso di Astor Piazzolla, del quale è stato eseguito il celebre “Libertango”.
Quanto al tema della serata, è stata rinnovata la memoria del maestro
Franco Rovesti, musicista, didatta e intellettuale a tutto tondo, del
quale, recentemente, l’associazione Musikologiamo (per il progetto
“Musica in Ospedale”) e la Biblioteca del Liceo Classico Varrone, hanno
rispettivamente accolto le ricche biblioteche musicali (composta da
spartiti, anche rari e testi tecnici) ed extramusicali (Rovesti era
attento lettore di letteratura e filosofia) donate ai due soggetti
Il ricordo del maestro Rovesti è anche un lancio verso la riflessione
sul tema dell’arte e del ruolo dell’artista, del musicista, del
produttore dell’opera intellettuale, nel nostro tempo.
A tal proposito, il prossimo concerto del JazzID, previsto per sabato 4
dicembre, prevede un momento di dialogo con il pubblico sul tema
“Creative Commons come dono del discorso” in cui, oltre agli
organizzatori e al gruppo degli Oprachina, interverrà anche il nostro
giornale, e in cui si cercherà di mettere sul tavolo spunti adatti ad
indicare strade partecipative rispetto alla comunicazione, alla
promozione delle idee, alla circolazione di creatività e bellezza.
«La ricerca della partecipazione e della condivisione è da sempre al
centro dei progetti di Musikologiamo» ci ha detto il presidente
dell’associazione Antonio Sacco. «Affinché si possa affermare una vita
musicale sana e autentica – ha proseguito Sacco – più del clamore dei
grandi nomi e prima di allestire iniziative il cui successo è assicurato
dalla mole di mezzi che vi vengono investiti, è necessario ricostruire
una cultura musicale di base, sia in direzione del musicista che in
quella dell’ascoltatore. Entrambi dovrebbero poter partecipare di uno
spazio comune, più “democratico”, in cui al rapporto verticale tra la
star del momento sul palco e la folla adorante sotto, sia sostituita un
rapporto orizzontale di incontro e confronto. Le licenze Creative
Commons contengono questa possibilità e siamo ben lieti di ospitare gli
Oprachina, che se ne avvalgono, e di farci cassa di risonanza per il tema».
Dopo l’appuntamento del 4 dicembre c’è l’ultima data, quella dell’11, in
cui è previsto il recital dei cinque anni di “Musica in Ospedale”…
«Si tratta di un evento che va nella direzione di quanto dicevamo sopra,
riassumento una esperienza vissuta proprio sul piano della
partecipazione viva. I musicisti e gli artisti che si sono esibiti nel
reparto di Radioterapia Oncologica non sono sempre stati virtuosi
inarrivabili. Cori amatoriali, studenti alle prime armi, insegnanti di
musica, bravi dilettanti e maestri di strumento si sono intrecciati
senza soluzione di continuità davanti a malati, medici e infermieri
perché la musica, che oggi è sempre più veicolo di isolamento e
alienazione, torni ad essere linguaggio, comunicazione, relazione. Il
virtuosismo da questo punto di vista è un valore in più, è l’eccellenza
di una passione e di un mestiere che solo in quanto pienamente
relazionali hanno a che fare con l’umano».
Il festival quest’anno contiene la promessa di una memoria “solida”..
«È vero, ci stiamo impegnado per realizzare buone registrazioni degli
spettacoli dal vivo in modo da poter stampare e diffondere su CD i suoni
e le atmosfere dei concerti. Un modo per lasciare la traccia del nostro
lavoro e la testimonianza della possibilità di molte strade diverse per
concretizzare le idee e gli intenti che ci poniamo, senza dover piegare
i propri scopi ad altre logiche, risolvendo in una sana autarchia i
problemi pratici anche con l’aiuto degli amici che condividono
impostazioni e prospettive».

FONTE FRONTIERA DICEMBRE 2010 (DAVID FABRIZI)


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